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25 aprile 1945
25 aprile 2005
Resistenza significa lottare!

Lunedì 25 aprile 2005 ore 9,30 Corteo
Concentramento in Piazza Stesicoro

articolo di R.Rossanda "Non Riconciliati"-da ilmanifesto 24/04/05



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News Autistici/Inventati Giugno 2005
Autistici Antifa

12.06.05 - - Torino: assalto al Barocchio e due accoltellati
07.06.05 - - Forli: aggrediti da naziskin
06.06.05 - - Roma: aggressione all'uscita dal Forte Prenestino
05.06.05 - - Lucca: aggressione di uno studente
04.06.05 - - Palermo: aggressione
03.06.05 - - Roma: assalto al Forte Prenestino ed accoltellamento
02.06.05 - - Bergamo: attentato incendiario al cinema BlobHouse
29.05.05 - - Lucca: aggressione
24.05.05 - - Seriate (BG): ragazzo accoltellato
20.05.05 - - Roma: BOMBA contro l'Astra19
-----------------------------------------------------------------
[Alcuni degli episodi piu' noti di aggressioni neofasciste
avvenute negli ultimi due mesi]
[http://www.ecn.org/antifa]


Circa un mese fa abbiamo inviato una newsletter nella quale
parlavamo del giro di vite contro alcuni anarchici e del parallelo
sequestro del loro sito internet e casella mail, rispettivamente
su Ecn ed Inventati/Autistici.

http://www.autistici.org/pub/newsletter/it/newsletter-20050530.txt

E' fresca fresca la notizia della non convalida degli arresti,
per mancanza di indizi utili. Il pm che aveva guidato
l'inchiesta si e' detto molto stupito e amareggiato, affermando
che "Qui si finisce che ci vuole la fotografia di uno che mette
un ordigno: e una cosa cosi' non puo' accadere"

Non nutriamo fiducia nella giustizia istituzionale,
ma e' interessante comunque notare come un ragazzino
fascista che accoltella qualcuno goda spesso di un clima
di impunita' e tutto venga fatto rientrare a forza in un'
ottica di scontro tra estremisti.
Mentre e' perfettamente normale e socialmente accettabile
che un anarchico possa venire arrestato, mediaticamente linciato,
bollato come terrorista, senza formalizzarsi troppo sull'esistenza
o meno di prove a suo carico.

Si tratta delle stesse anomalie che hanno preparanto il terreno
per scenari come il g8 di Genova, o i molti episodi di ordinaria
repressione che attraversano un po' tutto lo stivale, isole comprese.

Niente di nuovo peraltro: e' forse un po' retorico, ma non di
meno attuale, ricordare piazza Fontana, come fini' Pinelli e
come l'inchiesta contro i reali responsabili abbia di recente
prosciolto tutti gli indagati.

Il fatto che queste cose accadano da anni, non ci fa sentire meglio.

Il capire che dietro ai quattro ragazzini che vigliacchi
aspettano il momento propizio per accoltellarti, ci sono i veri
fascisti in doppio petto, quelli che non si sporcano le mani,
quelli che dalle risse tra estremisti guadagnano la pace sociale
che cercavano, quelli che restano nell'ombra stringendo alleanze
via via strategiche... il capire che dietro alla possibilita'
di venire ammazzati mentre rientri a casa ci sono i soliti
poteri di sempre, non ci fa sentire meglio.

Forse niente puo' farci sentire meglio, ma forse il riuscire a
tenere l'attenzione viva e a portare nei vari ambiti l'urgenza
del problema puo' servire a qualcosa.





stellinaSCIOPERO GENERALE DEL 30 /11

da ilmanifesto domenica 28/11

Ci vediamo martedì
GUGLIELMO EPIFANI
Lo sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl, Uil per il 30 novembre contro la politica economica e sociale del governo e contro questa legge Finanziaria esce rafforzato nelle sue motivazioni e nei suoi obiettivi dalle ultime scelte del governo in materia fiscale. Il primo obiettivo di questo sciopero è indicare con forza che di fronte a un paese fermo nella sua capacità produttiva e nel livello dei suoi consumi, con riflessi evidenti sul terreno dell'occupazione e della precarietà del lavoro, in modo particolare ma non solo nel Mezzogiorno, il governo riconferma - anche con le scelte di questa Finanziaria - non solo di non avere nessuna idea di come governare la più lunga stagnazione degli ultimi decenni in atto nel paese, ma addirittura di operare scelte che vanno in direzione di ridurre la propensione agli investimenti e di sottrarre risorse allo sviluppo. Il secondo obiettivo è quello di segnalare l'insostenibilità della politica redistributiva esistente nel paese accentuata e aggravata dalle scelte del governo. Bisognava innanzitutto rispondere all'impoverimento di una parte consistente dei cittadini, in modo particolare dei lavoratori a reddito fisso, di tutta l'area del precariato e dei contratti atipici e dei redditi dei pensionati. Anche su questo terreno le scelte del governo, per ultimo con la propria decisione in materia fiscale, operano in senso diametralmente opposto. Nessuna vera restituzione del drenaggio fiscale, nessun vero intervento nei confronti dei redditi dei pensionati e per di più nessuna politica a sostegno di quei servizi fondamentali che segnano la vera differenza nelle condizioni delle famiglie e dei cittadini, a partire dal tema della casa.

In terzo luogo poi, la Finanziaria opera una politica di riduzione delle spese e di tagli assolutamente casuale. Non vengono prese in considerazione le esigenze legate agli investimenti in infrastrutture nella crescita, la qualificazione degli investimenti nei servizi sociali a partire dalla scuola, della sanità e della sicurezza. Per non parlare della questione, ormai antica, del finanziamento e della riforma degli ammortizzatori sociali destinata ancora a essere procrastinata, malgrado la crisi produca effetti devastanti, giorno dopo giorno. Nella stessa logica, una riduzione degli organici senza nessun principio di selezione e senza nessuna risposta nei confronti del precariato, una politica di disattenzione, se non di contrasto evidente, di fronte alla richiesta dei dipendenti pubblici e della scuola di veder riconosciuto il diritto a un contratto di qualità e soddisfacente.

La stessa impostazione della manovra sulle tasse e l'ideologia conseguente, che ne viene assunta a modello e manifesto di modello sociale, ha lo stesso segno. Lasciamo perdere per un momento il discorso relativo alla veridicità della copertura di questa scelta, ma non c'è dubbio che in questo modo si manda un messaggio ideologico: meno tasse e quindi meno servizi, meno stato in economia, indipendentemente da qualsiasi principio di selezione e di priorità delle scelte. Si finisce così, paradossalmente ma non troppo, per dare di più a chi in questi anni si è arricchito o ha beneficiato delle politiche fiscali o dei condoni del governo. Infine c'è un discorso relativo al metodo dei rapporti fra governo e parti sociali, che è particolarmente significativo. Ci eravamo lasciati al tavolo della trattativa sulla Finanziaria con l'impegno del governo a riconvocare le parti entro pochi giorni, sono passati due mesi e il governo non ha convocato non solo i sindacati, ma nessuna delle parti sociali che sedevano a quel tavolo. E d'altra parte che le cose non vanno non lo dice solo il mondo del lavoro, che parteciperà compatto allo sciopero e alle manifestazioni, ma è una Finanziaria che finisce per scontentare tutti: i sindaci, le regioni, le province, il Mezzogiorno, Confindustria, le altre associazioni di interesse, gli stessi sindacati moderati e sostanzialmente filogovernativi nelle scelte. Quindi una scissione che aumenta, come indica il nostro manifesto, fra il paese reale e un governo sempre più autoreferenziale e legato a una politica puramente dell'immagine, che nasconde un nucleo duro di scelta in favore di chi più ha e contro quelli che rappresentano la parte fondamentale del tessuto produttivo, sociale ed economico del paese.
 


stellina"Siamo tutte ragazze dai 15 anni in su, e non operai esperti della lotta di classe. All’inizio eravamo in poche, il padrone licenziava chi era iscritto al sindacato. I compagni comunisti e un gruppo di cattolici ci hanno aiutato a costruire un collettivo formato da studenti e operai, che ha creato le condizioni perché il sindacato entrasse in fabbrica". Di fronte ai licenziamenti politici le operaie si iscrivono in massa alla Cgil e poi, minacciate di sospensione, occupano la fabbrica per 10 giorni, trovando una vastissima solidarietà attorno a loro. La lotta viene vinta, ma partono le denuncie contro 42 operaie, fra cui tre al di sotto dei 18 anni: "Perciò non basta organizzarsi contro il padrone della nostra fabbrica, ma contro tutti i padroni ed il loro potere. Perciò abbiamo formato la cellula del partito comunista della Mavecon (il nome della ditta - NdR). Alcuni gruppetti hanno tentato di colpire il sindacato perché - secondo loro - non avremmo conquistato niente. Non è vero! Abbiamo conquistato la cosa più grande e più preziosa di tutte. Abbiamo capito cos’è la società dei padroni, abbiamo capito cosa bisogna fare per difendere la nostra dignità, per conquistare la nostra libertà.

"Ora la parola d’ordine deve essere: contro la repressione per la democrazia e il socialismo, riprendere la lotta! Viva l’unità della classe operaia! Viva il partito comunista!".

Dall’intervento  di Emma Menon, operaia tessile di Verona, autunno'68

tratto da In difesa del marxismo n.2

 



stellinaGiuseppe Di Vittorio, III° Congresso nazionale della Cgil,
26 novembre - 3 dicembre 1952.
<<...vogliono fare una guerra di classe, vogliono fare cioè la
guerra dei miliardari contro i proletari
e vorrebbero che fossero  i proletari a farla!
Noi proletari, noi lavoratori poveri, che ci battiamo per i
 bisogni elementari e cioè per il pane e il lavoro quotidiano,
 non abbiamo interesse a fare questa guerra:
 la guerra che dobbiamo fare noi è la guerra contro la
 disoccupazione permanente, contro il dilagare
della tubercolosi, contro l'analfabetismo,
contro la miseria che avvilisce e che porta alla disperazione,
che umilia, che schiaccia la personalita' umana, questa è la
guerra che vogliamo fare.
Noi non vogliamo la guerra per nessuno, vogliamo la pace
 con tutti i popoli ed escludiamo la guerra come strumento
di giustizia sociale e come strumento di rivoluzione.
Una rivoluzione è profonda e progressiva soltanto quando
 scaturisce dai bisogni e dalla volontà della grande
maggioranza del popolo che vuole organizzare
diversamente la società nella quale vive.
Una rivoluzione portata dall'esterno non è una vera rivoluzione,
 e non può rappresentare un progresso.
Noi escludiamo, dunque la guerra come strumento  di elevamento
e di rinnovamento sociale ed anche di rivoluzione sociale.>>


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