Ormai
in Iraq è in atto una vera e propria insurrezione
generalizzata
contro
le truppe occupanti USA, inglesi, italiane, spagnole, polacche.
Come se
ci
fosse stato di una ulteriore prova per ribadire l'urgenza del
ritiro
immediato
delle truppe italiane dall'iraq, Come se non bastasse
l'orrore
suscitato
in noi di una guerra giustificata solo con delle menzogne.
Ora si
vedono
le interpretazioni della popolazione oppressa a cio' che Bush,
Blair e
Berlusconi
intendono, quando parlano di missione di pace, tesa
a portare
democrazia
e sicurezza al popolo iraqeno.
Per chi ci credeva ancora, il mito degli
italiani
brava gente,
dei "nostri" soldati accolti come liberatori che portano
soccorso
alla popolazione civile, va in mille pezzi, anche questi sono stati
oggetto
di attacchi; evidentemente non sono visti come pacificatori.
Gli
oppressi
iraqeni hanno realizzato che le truppe italiane, come tutte le altre,
sono
truppe d'occupazione; agiscono in zona di guerra per difendere gli
interessi
in loco nello sfruttamento del petrolio iraqeno da parte di aziende
italiane
come l'ENI. Le truppe italiane vanno immediatamente ritirate,
non
devono
restare in Iraq neanche un altro minuto.
Questa è la precisa
volontà
espressa ancora una volta nella partecipatissima
manifestaziione del 20
marzo
a Roma da un milione di persone e dalla stragrande maggioranza del
popolo
italiano. Gli Iraqeni hanno tutto il diritto di gestire da sé il
proprio
Paese e chiedere se vogliono l'intervento
di altri stati o dell'ONU.
Non
è con l'occupazione militare che l'ITALIA
può contribuire
alla
fine delle numerose guerre che si stanno
combattendo in IRAQ. Come
abbiamo
fatto il 20 marzo scorso,
insieme a più di un milione di
persone,
chiediamo che l'Italia ritiri
le proprie truppe, rompa ogni forma di
sostegno
all'occupazione
e, in questo modo, favorisca una nuova e più
ampia
assunzione
di responsabilità della Comunità
Internazionale
e delle Nazioni
Unite per favorire la riconsegna dell'IRAQ agli
iracheni.
Collettivo ScienzeMMFFNN
Collettivo Gatti Fisici
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